L’e-commerce è ormai una realtà consolidata e irrinunciabile da anni in molte parti del mondo. Basti pensare che negli USA, stando a quanto riportato dal Digital Market Outlook di Statista, quasi 300 milioni di americani acquisterà almeno una volta online nell’anno corrente.

Sul fronte e-commerce l’Italia si dimostra in crescita. Nell’anno appena concluso gli acquisti online sono aumentati sensibilmente (circa il 15%) rispetto al 2018 e hanno raggiunto la cifra record di 31,5 miliardi di euro, segno che anche nel nostro paese si comincia a comprendere l’importanza di questo fenomeno. Scendendo nel dettaglio, i ricavi maggiori arrivano da informatica ed elettronica e dall’immancabile abbigliamento. Ci sono però anche dei settori emergenti che nel 2019 hanno scalato posizioni. Ad esempio, il campo dell’arredamento e del food, con prodotti come panettoni artigianali o più in generale merci che provengono direttamente dalle piccole aziende come nel caso di Cortilia.

L’e-commerce tricolore è quindi in crescita, come dimostrano i recenti dati. Ciononostante, il paragone con gli altri paesi è ancora impietoso. A parte i già citati Stati Uniti, la Cina rimane semplicemente irraggiungibile con un volume d’affari di 633,9 miliardi solo nel 2018. Anche in ambito europeo il nostro paese è ancora molto indietro. “Solo il 44% degli italiani acquista online, contro il 68% della popolazione europea e l’86% del Regno Unito”, secondo quanto dichiarato da Roberto Liscia, presidente Netcomm, durante l’ultima edizione del Netcomm forum tenutasi a Milano. A preoccupare ancora di più è che soltanto una minima parte delle aziende italiane (il 10%) vende online. Il risultato? Che in molti si trovano costretti a comprare all’estero, dove possono usufruire di offerte migliori. 

Ma qual è il motivo di questo ritardo rispetto al resto del mondo? A fare la differenza è la nostra bassa competenza digitale. Le possibilità di sviluppo del settore dell’e-commerce sono strettamente legate alla digitalizzazione di un determinato paese e l’Italia, da questo punto di vista, sembra in crisi. “Siamo in basso in tutti i ranking internazionali, nonostante abbiamo il maggior numero di cittadine che possiedono uno smartphone e che sono utenti su Facebook”, ha commentato Lucas Attias, commissario straordinario per l’attuazione all’agenda digitale. 

Il commercio elettronico sta pian piano (nemmeno troppo) spodestando quello al dettaglio. I negozi attraversano una crisi e solo un graduale ma forte impegno potrà evitarne la scomparsa. C’è bisogno di soddisfare le esigenze dei consumatori, ormai abituati a standard di eccellenza come quelli di Amazon, re indiscusso del commercio elettronico. L’Italia deve recuperare terreno e la strada imboccata, almeno in tempi recenti, sembra quella giusta. Ce n’è però tanta altra da fare.

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