Riduzione dei magazzini e personalizzazione di prodotti ecosostenibili, sono questi i trend del mercato dopo il Covid. “Le stampanti 3D sono il futuro per il mondo degli accessori moda”, dice Silvia Confortin, sales executive gioielleria & fashion di 3DZ. Il caso di XYZBag di Torino

 
 La tecnologia esiste da alcuni anni, ma le sue applicazioni stanno diventando “comuni” solo negli ultimi tempi. Stiamo parlando della tecnologia della stampa 3D dedicata al mondo del fashion, ed in particolare agli accessori. La crisi innestata dal Covid ha posto l’attenzione su due aspetti. Il primo è collegato alla crescente esigenza di sostenibilità da parte dei clienti, che vedono di buon occhio prodotti unici e che non implicano sprechi di risorse prime. L’altra è la questione dei magazzini e della riduzione dei costi, elementi che interessano ai negozianti in periodo di crisi.

“Da questi due elementi è nato un vero e proprio boom di richieste per le stampanti capaci di produrre accessori per il mondo fashion”, spiega Silvia Confortin, sales executive gioielleria & fashion di 3DZ, azienda leader in Italia nell’installazione e commercializzazione delle stampanti 3D. 3DZ, partendo dal Veneto (la sede principale è nel Trevigiano), in pochi anni ha raggiunto una dimensione globale con l’apertura di 16 filiali in tutta Europa, capace di installare agli oltre 1.600 clienti migliaia di stampanti, scanner e software 3D. Il gruppo, che oggi si basa su un centinaio di dipendenti, ha come fiore all’occhiello i suoi 28 tecnici specializzati nella gestione di stampanti 3D che operano nei più svariati settori, con una recente e sempre maggiore attenzione a quello fashion.

“Riteniamo che il futuro del mondo dei gioielli e della moda debba passare per le stampanti 3D”, aggiunge Confortin. “La manifattura additiva elimina la necessità di uno stampo ridisegnando in modo radicale l’identità del prodotto, non più di serie, standardizzato. Il prodotto diventa unico, personalizzato, materico, poiché, strato dopo strato, con le stampanti 3D cresce con una modalità decise dal designer o dallo stesso cliente, che può personalizzare ogni dettaglio”.
L’azienda 3DZ offre una vasta gamma di stampanti dedicate ai settori fashion e jewellery, modelli che ormai anche le griffe internazionali conoscono perché nei loro laboratori non si può più fare a meno di questi “artigiani perfetti”. “Ci sono gioielli che non si possono fare se non usando la stampante 3D – spiegano da 3DZ – come i grandi anelli che vanno di moda adesso. Dentro sono vuoti, i materiali costano e per ottenere certi risultati la stampante 3D è sempre più necessaria”.

Un esempio di successo è XYZBag, brand torinese di borse FashionTech, nasce come inedito concept di “sartoria digitale”, una forma di artigianato contemporaneo, dove la mano dell’artigiano è sostituita da quella del designer, che progetta un modello CAD da stampare. L’azienda usa stampanti installate da 3DZ e sta riscuotendo interesse tra gli addetti ai lavori perché l’intero processo di realizzazione delle borse è ottenuto grazie all’utilizzo delle più innovative tecnologie 3D unite a finiture di sapienti mastri artigiani che rendono eventuali imperfezioni “marchio” stesso di irripetibilità. Così, ogni borsa per essere prodotta, necessita di un “codice”, univoco e non replicabile, che rende la mini-bag custode ed espressione di autenticità e unicità.
“Grazie ad un servizio Made to Order le varianti, disponibili come prodotti virtuali, sono modificabili, attraverso la creazione di un testo personalizzato, l’inserimento di un proprio logo o immagine e, in modo più ricercato, tramite la generazione di una forma complessa sulla base di un disegno ispirazionale desiderato dal cliente”, spiega Annalisa Nicola, ceo XYZBag. “L’intero processo è sartoriale. Dalla fase di co-creazione fino alla produzione “fisica” viene destinata a service di eccellenza nell’ambito del “3D printing” e successivamente post-prodotta a mano da abili artigiani”.

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