I matti della letteratura russa di Paolo Nori tornano in libreria dall'11 febbraio

 

Siete sicuri che Dostoevskij, Tolstoj e Čechov siano autori gravi e seriosi?

Dopo il successo di I russi sono matti e La grande Russia portatile,
Paolo Nori torna a raccontare personaggi e aneddoti stravaganti dell’universo letterario russo in una raccolta scanzonata e divertente.

Il libro nasce da due seminari, promossi dall’autore, in cui i partecipanti hanno letto romanzi o saggi russi per tirarne fuori le storie più strampalate.


A cura di Paolo NORI
REPERTORIO DEI MATTI
DELLA LETTERATURA RUSSA
Autori, personaggi e storie


Pagine: 320 - Prezzo 16,90 €
Dall'11 febbraio in libreria

Questo Repertorio è un viaggio attraverso la letteratura russa con una guida d’eccezione: lo scrittore Paolo Nori. Il libro ne racconta gli autori, come «Uno, che si chiamava Ivan Turgenev, e veniva considerato il meno russo degli scrittori russi, e che diceva che dei russi gli piaceva soprattutto una cosa: la pessima opinione che avevan di se stessi» (da Venedikt Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe), e le loro mogli come «quella che, una volta, aveva scritto sul suo diario che suo marito non si occupava mai di lei. Poi ha scritto anche che aveva voglia di fare la civetta e aveva voglia di sfogarsi anche solo con una sedia o una cosa qualsiasi» (Sofija Tolstaja, Diari), e i loro protagonisti, come «quello che faceva l’operaio in una fabbrica dove costruivano giocattoli. Orsacchiotti meccanici, carri armati, scavatrici mobili. Orsacchiotti meccanici, carri armati e scavatrici mobili a un certo punto avevano cominciato a sparire in gran quantità. Si trattava di furto ai danni dello stato. Erano iniziate le indagini. Dopo un anno si era scoperto che questo operaio aveva scavato un piccolo tunnel dalla fabbrica in via Kotovskij. Ma non era lui a trasportare i giocattoli fuori dalla fabbrica. Se ne andavano da soli. Lui li caricava, li posava a terra all’imboccatura, e
orsacchiotti meccanici, carri armati, scavatrici mobili, in lunghe file interminabili, arrivavano da soli in fondo al tunnel» (Sergej Dovlatov, La valigia), e i lettori, e i non lettori come «quella che portava sempre con sé l’Idiota e non lo leggeva mai. Diceva ‘Devo andare a Bologna in treno, mi porto l’idiota’. Sembrava un po’ un’offesa al fidanzato, invece no».

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