'La felicità non va interrotta' di Anna Bardazzi - Due bambine, ora donne, una grande amicizia, sullo sfondo della Bielorussia devastata da Chernobyl

Lena bielorussa, Anna italiana.
Due bambine, una grande amicizia
all’indomani del disastro di Chernobyl.


Anna BARDAZZI
LA FELICITÀ NON VA INTERROTTA


Pagine: 272 Prezzo 16,00 €
Dal 25 marzo in libreria

«Quando Anna è entrata nella mia vita, qualcosa è cambiato.
Ero partita senza capire bene cosa mi stesse accadendo, non sapevo dove fosse l’Italia e pensavo che ovunque, nel mondo, si parlasse russo.
Eppure, nel momento stesso in cui 
mi aveva allungato la sua Barbie, avevo capito che quell’attimo avrebbe segnato tutta la mia esistenza.
Per quanto diversa da me, lei sarebbe stata ciò che io avrei sempre chiamato casa.
La persona in cui rifugiarmi in caso di tempesta».


Quando si incontrano per la prima volta, Lena è appena scesa da un aereo ed è una delle migliaia di minori bielorussi mandati in Italia a disintossicarsi dalle radiazioni di Chernobyl; Anna la sta aspettando con i suoi genitori, pronti a ospitarla per un mese, e ha un po’ paura che questa bambina biondissima sia venuta a rubarle l’amore della sua famiglia o, peggio, i suoi giochi. Ma a entrambe basta un niente per superare la diffidenza e scoprirsi legate da un affetto indissolubile che le renderà ‘sorelle per sempre’, anche quando saranno lontane. Vent’anni dopo sono di nuovo in un aeroporto, stavolta a Minsk. Anna ha studiato Scienze politiche e sacrificato molto di sé per inseguire un sogno: combattere la dittatura che opprime la Bielorussia e salvare l’amica. Ma anche se Lena è cresciuta tra mille difficoltà – la madre scomparsa, un fratellino disabile, una figlia da crescere da sola – il ruolo della vittima, dell’essere indifeso, proprio non fa per lei. Entrambe, a modo loro, sono due guerriere. Quando si riabbracciano, un’occhiata e tre parole pronunciate a fior di labbra sono sufficienti per capire che tutto sta per cambiare radicalmente. E che forse, prima di pensare agli altri, dovranno imparare a prendersi cura di loro stesse. Alternando le voci delle due protagoniste, Anna Bardazzi racconta il destino comune a tante donne che in ogni luogo devono lottare per una vita migliore. E mostra come, anche nel grigiore apparente di alcune storie, possa sempre brillare la luce della felicità, di relazioni nate per caso e coltivate nonostante le distanze, non solo geografiche.


La parola all’autrice

«Quando ho avuto l’idea di questo romanzo stavo attraversando la Siberia in treno: era l’estate del 2019 e di lì a poco sarei tornata in Bielorussia, quella terra che pochi conoscono ma a cui sono legata intimamente da molti anni. Del perché di questo mio grande amore - io lo chiamo così - avrei voluto scrivere tante volte. Poi l’idea: avrei messo nero su bianco una storia che raccontasse sì del mio legame, ma anche di ciò che avevo scoperto frequentando il paese. La forza e la tenacia delle sue donne, la bellezza oltre le strade infangate dalla neve sporca e dietro le tendine di casette di legno colorate. Sono partita da quello che molti conoscono, Chernobyl, per raccontare ciò che soltanto io conosco, un paese pieno di piccole felicità e grandi sogni. Ma non è la mia storia: il mio unico intento è trasportarvi in un luogo che, dopo l’ultima pagina, vorrete scoprire anche voi. E lasciarvi con la voglia di incontrare una di quelle donne, certa che sapranno regalarvi un modo nuovo di vivere e vedere la vita.»

ANNA BARDAZZI è nata a Prato e, dopo dieci anni a Parigi (e due figlie), nel 2020 si è trasferita a Milano. Nel 1995 la sua famiglia ha ospitato per la prima volta una bambina nell’ambito del ‘Progetto Chernobyl’; molti altri sono seguiti nel tempo. Si è laureata in Scienze politiche con una tesi su Lukashenko e ha insegnato a Minsk, alla facoltà di Relazioni internazionali. Oggi si considera ‘quasi bielorussa’. Questo è il suo primo romanzo.

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