Gli autori di “Dead Island” tornano sulla scena e, ispirandosi a quest’ultima serie, propongono al grande pubblico un nuovo videogioco horror.

Il suo nome è “[easyazon_link identifier=”B00D14AOFS” locale=”IT” tag=”geek4you-21″]Dying Light[/easyazon_link]” ed è uscito il 27 Gennaio in versione digitale per PC, PS4 e Xbox One, mentre la versione scatolata sarà disponibile a partire dal 27 Febbraio 2015.

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Oltre a presentarsi come un vero e proprio gioco horror, data la presenza di zombie senza alcuna pietà in giro per le città, Dying Light è senza dubbio un gioco di sopravvivenza in cui l’abilità del giocatore è sempre messa a dura prova. Obiettivo del gioco è infatti sopravvivere e superare i mille pericoli della notte, con la speranza di poter godere della luce del giorno dopo.

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A differenza di Dead Island, qui sembra esserci però un’attenzione particolare per la sceneggiatura, molto più complessa e curata nei minimi dettagli. Con questo non si vuol insinuare o illudere il giocatore sulla presenza di una trama sensazionale e unica, ma per lo meno lo si rassicura sulla presenza di interazioni ben articolate tra i personaggi, le cui storie donano un ritmo certamente rivoluzionario per un free roaming.

A far da scenografia a questa lotta per la sopravvivenza è il mondo dei viventi, un immenso open space, con il suo lento e continuo passaggio dal giorno alla notte; una particolarità che certamente differenzia l’azione di gioco, rendendola quasi più intrigante, variegata e mai scontata. Durante il giorno, infatti, il giocatore/protagonista ha molto più spazio di movimento dal momento che gli zombie risultano essere lenti e poco agili. Ma con il calare del sole e l’arrivo delle tenebre notturne, tutto assume una nuova forma e  il mondo si anima di zombie, molto più aggressivi e decisi ad aggirarsi per le città al fine di cacciare i viventi.

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Per cui di giorno il giocatore è predatore, si aggira per la città oramai invasa e infettata dalle mostruose creature della notte, rovista indisturbato tra i cassonetti per rimediare un po’ di cibo e cerca di rifornirsi di armi come può, al fine di affrontare al meglio la notte. Con il buio, infatti, il predatore si trasforma in preda degli zombie e della loro insaziabile sete di sangue. Un cambio di scenografia e di ruoli che rende avvincente il gioco, unico nel suo genere.

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Ed è proprio questa la grande novità del videogioco Dying Light: il predatore/preda qui non è il solito sopravvissuto che vaga senza un obiettivo ben preciso e che cerca come può di mantenersi aggrappato alla vita. A lui viene affidato il ruolo speciale di “infiltrato” nella zona della città in quarantena con dei compiti e degli obiettivi ben precisi.  Continuamente al centro di guerriglie tra diverse fazioni, il giocatore si troverà a vivere esperienze agghiaccianti, che lo priveranno di ogni punto di riferimento e di ogni convinzione posseduta fino a quel momento.

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Un continuo mettersi in gioco, aggrappandosi ad ogni risorsa a propria disposizione, a repentini cambi di programma e a personaggi secondari a tratti stereotipati, ma sempre pronti a stupirci come nell’intento degli autori stessi.

Forse l’unica pecca di questa grande regia sta nei dialoghi che purtroppo, almeno per quanto riguarda la versione italiana, non sono affiancati e sostenuti da un’attività di doppiaggio alla sua altezza.

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Ma al giocatore, attore principale e indiscusso di Dying Light, sin da subito viene imposta una parola chiave: movimento. Mai prima d’ora il giocatore era libero di muoversi con così tanta libertà: con l’ormai noto Parkour è possibile infatti arrampicarsi, saltare e superare ostacoli….nulla sembra fermare la grande corsa del giocatore!

[Tweet “Dying Light? Il gioco di zombi che non ti aspetti! Riuscirai a sopravvivere?”]

Il tutto poi all’insegna di un realismo quasi stupefacente. Un level design perfetto e di alta qualità: ogni salto, ogni caduta del personaggio, perfino ogni tonfo sembra reale, tanto da rendere labile il confine tra la realtà e la fantasia. Il giocatore è completamente catapultato in un’altra realtà parallela, ne è parte integrante e attore attivo.

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Per quanto riguarda invece le funzioni e le caratteristiche essenziali del gioco, Dying Light, proprio come il suo predecessore Dead Island, presenta gli “skill tree”(in questo caso “sopravvivenza”, “agilità” e “forza”), ma con una novità associata. Si tratta dei cosiddetti “punti di sopravvivenza”, ovvero della possibilità di accaparrarsi dei punti spendibili in un secondo momento in virtù di alcune azioni compiute.

È ovvio che con il “levelling” del personaggio, ovvero con la sua morte, vi è la possibilità di perdere una gran parte dei punti accumulati fino a quel preciso momento.

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Una libertà d’azione che si esplicita quindi non solo nel movimento, ma anche nella possibilità di attingere da quasi settanta tipi differenti di abilità, potenziamenti passivi, e il cosiddetto “rampino” che consente una modifica dello stile di gioco.

Per il resto solo lame, pistole di ogni tipo e di ogni misura, mazze e asce: questi sono gli elementi essenziali di una brutalità che costituisce la linea filosofica dell’intero gioco. La facilità di reperire gli strumenti di tortura e la violenza con cui questi vengono poi utilizzati, ovviamente mette in dubbio l’aspetto educativo del gioco, tanto da renderlo inaccessibile per i minori di 18 anni.

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Al di là di tutto però [easyazon_link identifier=”B00D14AOFS” locale=”IT” tag=”geek4you-21″]Dying Light[/easyazon_link] è un gioco che non rischia di annoiarvi. A voi poi decidere se goderselo in completa solitudine o se condividere l’entusiasmo con i propri amici. La modalità co-op, infatti, consente l’attivazione fino a quattro giocatori. BUON DIVERTIMENTO!

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