L’invenzione della macchina del caffè, dagli esordi ad oggi

Al bar campeggiano macchine del caffè all’avanguardia. Ma anche a casa, per il cosiddetto mercato consumer, sono ormai disponibili prodotti che offrono espressi di qualità e magari ottimi cappuccini, come accade ad esempio con la Didiesse frog revolution. Ma dietro a un’azione quotidiana e all’apparenza banale, come quella di prendere un caffè, si celano intuizioni e uno sviluppo tecnico tutt’altro che scontati.

L’invenzione della macchina del caffè espresso si deve all’industriale torinese Angelo Moriondo. Una creazione italiana che diventerà un tratto distintivo della nostra cultura. L’ingegnere piemontese lavorava in ambito alberghiero e nella ristorazione, un contesto che gli ha probabilmente fornito degli spunti che hanno condotto a questa geniale conquista.  

La prima macchina viene presentata all’Expo Generale di Torino nel 1884. Andava a rispondere a una specifica necessità di bar e ristoranti, somministrare caffè in tempi più contenuti e a più clienti contemporaneamente. 

Sempre nel 1884 avviene la registrazione del brevetto, la cui qualificazione tecnica era “Nuovi apparecchi a vapore per la confezione economica ed istantanea del caffè in bevanda. Sistema A. Moriondo”. Nonostante la brillante idea, l’imprenditore torinese non usò in chiave industriale il suo progetto. 

Il meccanico milanese Luigi Bezzera reinterpreta, molto probabilmente, la macchina approntata da Moriondo e registra agli inizi del Novecento un suo brevetto: “Le innovazioni nei macchinari per preparare e servire immediatamente bevanda di caffè”. Brevetto che viene venduto a Desiderio Pavoni che, a sua volta, dà il via all’effettiva produzione. 

Nel processo di sviluppo che porta al presente, un altro passaggio fondamentale risale al 1938, quando Angelo Gaggia inventa il sistema a leva. Le macchine a leva o pistone forniscono i presupposti tecnici per la realizzazione dell’espresso moderno. L’acqua veniva gestita a una temperatura di circa 90°, oltre trenta in meno di quanto accadeva in precedenza, e il caffè abbandona le intense tonalità di amaro che invece lo caratterizzavano in passato. 

Grazie al pistone, che esercitava una pressione di nove atmosfere, l’acqua veniva pressurizzata e ciò rendeva possibile la crema. Insomma, una vera rivoluzione.  Eppure siamo ancora agli albori di questo percorso, le macchine a molla diventano il nuovo standard fino al 1961, sostituite poi dal lancio sul mercato del modello Faema E-61. 

Questo tassello nella storia delle macchine del caffè coincide con l’ingresso di vari aspetti innovativi: 

  • la pompa elettrica sostituisce la pressione manuale;
  • viene sfruttata la pre-infusione (prima che la pressione venga esercitata sul caffè, l’acqua calda rimane per qualche istante a contatto con la polvere);
  • grazie allo scambiatore di calore, è disponibile una maggiore stabilità di temperatura. 

Negli anni ’70 l’impresa “La Marzocco” commercializza le macchine a doppia caldaia. Puntavano a mantenere un’elevata qualità nonostante il gran numero di caffè realizzati. Dobbiamo invece attendere il decennio successivo per giungere alle macchine automatiche, quelle che si fermano autonomamente al raggiungere di una certa quantità di espresso. 

Il settore delle macchine da caffè è ancora soggetto a sperimentazioni e diversi percorsi di sviluppo. Sono due, in particolare, gli attuali trend più rilevanti: le macchine del tutto automatizzate e i dispositivi molto raffinati, dal punto di vista tecnico, affidati alle mani esperte del barista. Quale delle due tendenze avrà la meglio?