LA NOSTRA VALUTAZIONE
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Lo studio svedese MachineGame ritorna sulla scena internazionale cavalcando l’onda del grande successo di Wolfenstein: the New Order e proponendo al grande pubblico un seguito di certo adrenalinico dal nome Wolfenstein II: The New Colossus.

Il periodo storico trattato è quello relativo alla Seconda Guerra Mondiale, e le vicende dei nazisti, un argomento molto sensibile nella Germania di oggi dove è severamente vietato per legge l’uso della simbologia nazista, come per esempio la svastica.

Per il timore di una possibile censura (è recente infatti la censura di un gioco in terra cinese), MachineGame ha così adottato degli stratagemmi per rendere tutto meno esplicito, tra cui il tentativo di modificare l’espetto esteriore di Adolf Hitler.

In poche parole il nuovo capitolo prende ispirazione dal precedente capitolo, sebbene con qualche accorgimento in più, e in una maniera sorprendentemente naturale continua a tessere le fila di quanto narrato precedentemente.

Il protagonista è sempre lui, Terror Bill, l’unico uomo sopravvissuto alla terribile esplosione avvenuta a Deathshead.

L’ambientazione nella florida terra americana contrapposta all’angosciate e grigio periodo nazista offre innumerevoli e straordinari spunti narrativi per gli autori, ma non solo narrativi, anche grafici.

Molte città americane infatti vengono riprodotte sul grande schermo con una cura disarmante, sebbene vi siano ogni tanto delle texture a bassa risoluzione o animazioni poco opportune sparpagliate qua e là a far calare la qualità del prodotto. Il rosso del sangue però continua ad essere il colore dominante dell’intera serie.

Il gioco si apre con l’immagine di Terror Bill sopravvissuto all’esplosione, ma costretto a stare su una sedia a rotelle. Un incipit certamente lento ma che serve da trampolino di lancio per un gameplay mozzafiato fatto dal sapore americano con tanti personaggi in azione e colpi di scena. Molte scene narrative proposte al giocatore hanno un aspetto del tutto surreale, oltre ad essere estremamente violente e crude, eppure esse si incastrano perfettamente all’interno di un quadro logico dove anche gli escamotage non sono mai fuori luogo e rientrano in un disegno ben definito.

In un mondo completamente impazzito e invaso dai videogiochi in modalità multiplayer, Wolfenstein II: The New Colossus viaggia in controtendenza e continua a scommettere sulla modalità single player con il suo ritmo di gioco alto e la rigenerazione della salute e dell’armatura parziale o quasi del tutto assente.

Ma oltre a queste caratteristiche già presenti nel capitolo precedente, Wolfenstein II presenta una particolarità legata al design delle mappe ideate per differenti approcci. Per esempio le cosiddette mappe a fisarmonica tendo ad allargarsi in determinati tratti per poi restringersi all’improvviso in altri creando dei piccolissimi cunicoli.

Dal momento che è possibile anche interagire con il corpo e le dimensioni del protagonista (estensione deli arti inferiori, rimpicciolimento del torace o aumento della forza), è opportuno scegliere la mappa più idonea per i combattimenti anche in rapporto ad altre nostre scelte.

I personaggi che fungono da cornice, come per esempio i soldati nazisti, invece, non sono affatto diversi da quelli precedenti, né nella grafica né nelle possibilità di gioco a loro concesse. La loro intelligenza artificiale, infatti, è alquanto basilare: ad ogni provocazione essi rispondono con il fuoco e la violenza.

Tuttavia dobbiamo assolutamente ricordare che se riusciamo a uccidere un comandante e a recuperare i codici dal corpo, questo ci consentirà di incrementare lo spazio temporale che ci separa dalla segnalazione della nostra presenza tramite allarme; cosi come se riusciamo a uccidere un nemico senza far rumore, allora aumenteremo la nostra velocità negli spostamenti in posizione rannicchiata.

Se prima abbiamo enfatizzato la grafica, seppur con qualche neo, qui va assolutamente sottolineato l’ottimo lavoro in campo audio. Gli effetti sono eccellenti, cosi come le musiche presenti sempre al momento giusto.

Anche il doppiaggio italiano merita lodi in quanto molto buono, mentre i sottotitoli durante i dialoghi in tedesco sono così piccoli da risultare impossibile la loro lettura.

Non resta che provarlo, fare un passo indietro nel passato e immergersi nel periodo nazista. Il resto verrà da se. Ma non dimenticare: potrai contare solo su te stesso!

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